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Middle East Conflict Impacts Global Economy, Energy Prices Rise

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Summary

The Banca d'Italia's April 2026 Economic Bulletin analyses the macroeconomic effects of the Middle East conflict on the global and Italian economy. The blockade of the Strait of Hormuz has driven energy prices higher and lifted inflation in the euro area, with risks to supply chains and shipping costs. The ECB kept official rates unchanged in March and revised euro area GDP growth downward to 0.9% for 2026.

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What changed

The Bollettino Economico n. 2-2026 presents the Bank of Italy's assessment of macroeconomic and financial conditions following the outbreak of hostilities in the Middle East. The blockade of the Strait of Hormuz has caused a sharp rise in oil and gas prices, elevated inflation expectations for 2026, and increased financial market volatility. The ECB maintained official rates unchanged and downgraded its 2026 euro area GDP growth forecast to 0.9%, with inflation projected at 2.6% this year.

For Italian businesses, banks, and policymakers, the bulletin signals persistent uncertainty, slower export growth, and potential tightening of financing conditions should market rate rises persist. The Bank of Italy's own projections show Italian GDP growing 0.5% in both 2026 and 2027 under the base scenario, with a downside scenario involving approximately 0.5pp additional growth loss this year. The current account surplus is expected to narrow as energy import costs rise.

Archived snapshot

Apr 17, 2026

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Bollettino Economico n. 2 - 2026

Bollettino Economico Aprile 2026

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La guerra in Medio Oriente ha peggiorato le prospettive per l'economia globale

Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha aggravato un quadro internazionale reso già fragile dalle perduranti tensioni geopolitiche e commerciali. Il blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l'approvvigionamento globale di gas naturale, petrolio e altre materie prime essenziali, ha provocato un forte rialzo dei prezzi dei prodotti energetici e ha destato preoccupazioni sulla loro disponibilità nel prossimo futuro. Già a marzo ne ha risentito l'inflazione al consumo nell'area dell'euro e negli Stati Uniti.

La maggiore incertezza si è immediatamente riflessa sui mercati finanziari: i rendimenti sovrani e i premi per il rischio sono aumentati, i corsi azionari si sono ridotti e il dollaro si è apprezzato nei confronti delle principali valute.

L'incertezza rimane elevata

L'annuncio, l'8 aprile, di una tregua di due settimane ha determinato una riduzione temporanea dei prezzi di petrolio e gas naturale. Successivamente, l'incertezza sull'effettiva riapertura del transito marittimo nello Stretto di Hormuz e sulla solidità della tregua stessa ha nuovamente sospinto i prezzi energetici su livelli elevati. L'imprevedibilità delle conseguenze del conflitto ha acuito i rischi di correzioni sui mercati, aggiungendosi a quelli derivanti da un possibile ridimensionamento delle attese di redditività del settore tecnologico.

Il rischio di un ripristino lento e parziale delle catene di approvvigionamento e l'incremento dei costi di assicurazione e trasporto marittimo rendono improbabile un rapido ritorno delle quotazioni dell'energia ai livelli precedenti il conflitto e gravano sulle prospettive per l'economia globale, a maggior ragione se i danni alle infrastrutture di produzione e raffinazione si rivelassero ingenti.

La crescita mondiale si attenua

Negli Stati Uniti l'attività economica alla fine del 2025 è stata ancora sostenuta dagli investimenti in tecnologie legate all'intelligenza artificiale, ma è risultata frenata dalla sospensione temporanea delle attività federali. In Cina la dinamica del prodotto ha continuato a essere trainata dalle esportazioni. Secondo l'FMI la crescita mondiale, che aveva risentito delle tensioni commerciali meno di quanto inizialmente previsto, si attenuerebbe nel 2026 al 3,1 per cento ma scenderebbe intorno al 2 in uno scenario particolarmente grave; il commercio mondiale si è contratto nel quarto trimestre e rallenterebbe ulteriormente nel 2026.

L'attività economica nell'area dell'euro rallenta

L'economia dell'area dell'euro ha decelerato nel quarto trimestre del 2025 e nei primi mesi del 2026. Il conflitto ha peggiorato e reso più incerte le prospettive. Secondo le proiezioni di marzo degli esperti della BCE, il PIL dell'area salirebbe dello 0,9 per cento nel 2026 e di circa l'1,3 all’anno in media nel biennio successivo, con una revisione cumulata al ribasso di quasi mezzo punto percentuale rispetto alle previsioni di dicembre. L'inflazione al consumo aumenterebbe al 2,6 per cento nel 2026, per stabilizzarsi intorno all'obiettivo del 2 per cento nei prossimi due anni. In uno scenario particolarmente sfavorevole l'inflazione potrebbe superare il 4 per cento annuo nel periodo 2026-27, mentre la crescita economica scenderebbe a circa mezzo punto percentuale quest'anno, per risalire gradualmente nel biennio successivo.

La BCE ha mantenuto invariati i tassi ufficiali

Nella riunione di marzo il Consiglio direttivo della BCE ha lasciato invariati i tassi ufficiali e ha sottolineato che seguirà attentamente la situazione, valutando le conseguenze del conflitto in Medio Oriente sulle prospettive di inflazione. Tra novembre e febbraio il costo dei prestiti per le imprese è rimasto stabile, mentre è leggermente aumentato quello dei mutui; in prospettiva, pressioni al rialzo potrebbero provenire dall'incremento dei tassi di mercato dopo l'avvio delle ostilità. Il credito alle imprese si è leggermente indebolito, rispecchiando una domanda ancora contenuta e un irrigidimento dei criteri di offerta; i finanziamenti alle famiglie hanno invece continuato a salire moderatamente, trainati soprattutto dai mutui per l'acquisto di abitazioni.

In Italia l'attività si espande a ritmi contenuti

Nel quarto trimestre il PIL dell'Italia è aumentato. È proseguita la crescita degli investimenti in abitazioni, favoriti dagli incentivi fiscali per le ristrutturazioni, mentre i consumi delle famiglie hanno rallentato, risentendo delle preoccupazioni sulla situazione economica generale. Secondo nostre valutazioni, nel primo trimestre di quest'anno il prodotto avrebbe continuato a espandersi, seppure a un ritmo contenuto.

I rischi per l'attività economica determinati dal conflitto in Medio Oriente sono stati incorporati nelle proiezioni della Banca d'Italia pubblicate in aprile. Nello scenario di base, il PIL crescerebbe dello 0,5 per cento sia quest'anno sia il prossimo, e dello 0,8 nel 2028. L'incertezza su queste proiezioni è eccezionalmente elevata. In uno scenario avverso, di natura indicativa, il protrarsi delle ostilità nell'area mediorientale potrebbe deprimere la crescita per circa mezzo punto percentuale nell'anno in corso e per un punto nel prossimo rispetto allo scenario di base.

L'avanzo di conto corrente si riduce

Nell'ultimo trimestre del 2025 le esportazioni in volume sono diminuite e il saldo positivo del conto corrente si è ridotto, soprattutto per la flessione del surplus mercantile. Nel bimestre gennaio-febbraio le esportazioni sono aumentate, beneficiando anche dell'impulso ai servizi determinato dai Giochi olimpici invernali. Il rincaro dei beni energetici importati condurrà a un deterioramento della bilancia energetica dell'Italia.

L'occupazione cresce ma diminuisce la partecipazione

Nei mesi invernali il numero di occupati è salito e il tasso di disoccupazione è ulteriormente sceso. La partecipazione al mercato del lavoro è diminuita, eccetto che per i lavoratori più anziani. Nel settore privato non agricolo la crescita delle retribuzioni è rimasta stabile su valori contenuti e superiori a quelli dell'inflazione.

L'inflazione resta moderata ma aumenterà nel breve termine

Nel primo trimestre dell'anno l'inflazione in Italia si è mantenuta inferiore alla media dell'area dell'euro. Il conflitto in Medio Oriente ha determinato un marcato incremento dei prezzi dei carburanti già nelle prime settimane di marzo, ma non ha ancora influenzato le tariffe di elettricità e gas. Gli effetti dei rincari dei beni energetici si manifesteranno nei prossimi mesi sull'indice dei prezzi al consumo. Nello scenario di base delle nostre proiezioni l'inflazione al consumo aumenterebbe al 2,6 per cento nel 2026, per poi tornare sotto al 2 per cento nel biennio successivo. Nello scenario avverso, l'inflazione salirebbe al 4,5 per cento quest'anno, al 3,3 nel 2027 e al 2,2 nel 2028.

Il rialzo dei tassi di mercato successivo all’avvio del conflitto potrebbe incidere sulle condizioni di finanziamento

Tra novembre e febbraio i tassi sui prestiti alle imprese sono lievemente diminuiti, mentre sono di poco saliti quelli sui mutui. A fronte di criteri di offerta delle banche rimasti stabili, la domanda di finanziamenti è cresciuta. Il rialzo dei tassi di mercato osservato dopo lo scoppio della guerra, se dovesse persistere, potrebbe irrigidire le condizioni di finanziamento e frenare la domanda di prestiti.

L'indebitamento netto in rapporto al PIL è sceso e l'incidenza del debito sul prodotto è aumentata

Nel 2025 l'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL è sceso. Il rapporto tra il debito e il PIL è aumentato, anche per gli effetti ritardati dei crediti di imposta per ristrutturazioni edilizie e il sensibile incremento delle disponibilità liquide del Tesoro. A marzo e aprile il Governo ha introdotto alcuni provvedimenti temporanei in risposta al rialzo dei prezzi dei prodotti energetici.

Testo della pubblicazione

  1. 17 aprile 2026 Bollettino Economico n. 2 - 2026 PDF 3 MB
  2. 17 aprile 2026 Bollettino Economico n. 2 - 2026 - Appendice statistica PDF 3 MB
  3. 17 aprile 2026 Bollettino Economico n. 2 - 2026 - Versione ePUB EPUB 6 MB
  4. 17 aprile 2026 Bollettino Economico n. 2 - 2026 - Dati per i grafici ZIP 261 KB

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Last updated

Classification

Agency
BDI
Published
April 1st, 2026
Instrument
Notice
Legal weight
Non-binding
Stage
Final
Change scope
Minor

Who this affects

Applies to
Banks Government agencies
Industry sector
9211 Government & Public Administration
Activity scope
Macroeconomic analysis Monetary policy Energy markets
Geographic scope
IT IT

Taxonomy

Primary area
Financial Services
Operational domain
Finance
Topics
Banking Economics & Fiscal Policy

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